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Schwazer, il caso si allarga. «Carenze nei controlli federali»

20-06-2013 08:26 - News Generiche
Alla vigilia delle Olimpiadi di Londra il marciatore altoatesino Alex Schwazer era considerato "la punta dell´Atletica Italiana".
Così lo aveva definito Franco Arese, allora presidente della FIDAL. Mentre il segretario generale del CONI, Raffaele Pagnozzi, aveva parlato di "leggenda dello sport". Il 6 agosto 2012 si è scoperto invece che era un imbroglione. Ma le colpe sono finora ricadute esclusivamente su di lui. Adesso un´indagine della Procura di Bolzano punta il dito su chi avrebbe dovuto vigilare affinché non ci fossero né imbrogli né imbroglioni. E lancia accuse di connivenza. O addirittura complicità. Sia in Italia che all´estero.
Persino la legittimità della medaglia d´oro vinta dal marciatore a Pechino viene messa in discussione da un´inchiesta dei sostituti procuratori di Bolzano Giancarlo Bramante e Lorenzo Puccetti condotta su un carabiniere, quale era all´epoca Schwazer, da ben tre reparti speciali dell´Arma: il Ros di Trento, guidato dal tenente colonnello Michael Sen, e i Nas di Firenze e di Trento.
Ma l´ennesimo colpo alla reputazione dell´atleta altoatesino non è nulla rispetto allo tsunami che colpisce la Fidal, la Federazione italiana di atletica leggera, e il Centro Sportivo dei Carabinieri. Oltre alla perquisizione della casa del marciatore a Racines La Procura bolzanina ha infatti disposto ieri quella di abitazioni e uffici di una dirigente e di due medici della Fidal e di un membro del Centro sportivo dell´Arma.
Ovviamente è ancora tutto da dimostrare, ma si può già dire che ricostruendo la carriera di una singola star dell´atletica incapace di resistere alla tentazione del doping, gli inquirenti di Bolzano, coordinati direttamente dal procuratore capo Guido Rispoli, abbiano messo in luce carenze - e collusioni - dell´intero sistema sportivo. Non solo italiano, visto il coinvolgimento della federazione internazionale, la Iaaf.
La dirigente del Settore Sanitario e Antidoping della Fidal Rita Bottiglieri e i medici federali Pierluigi Fiorella e Giuseppe Fischetto, sono accusati di aver partecipato a «un medesimo disegno criminoso concorso a favorire l´atleta Schwazer nell´utilizzo di farmaci».
Per Michele Didoni, allenatore di Schwazer appartenente al Centro sportivo dei Carabinieri, l´accusa è più infamante ancora: «concorso nel delitto ipotizzato di commercio di sostanze dopanti, in quanto si accordava con Schwazer per l´acquisto di farmaci».
A mettere in difficoltà i dirigenti della Fidal sono una serie di email. Nel caso della Bottiglieri si tratta di messaggi di posta elettronica scambiati all´indomani della positività di Schwazer con i due medici, Didoni e il responsabile del Centro sportivo dei Carabinieri, il maresciallo Ottaviano Iuliano. La preoccupazione di tutti: nascondere ogni traccia di possibile connivenza.


Fonte: Il Sole 24 Ore



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