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Il dolore come Doping

31-08-2012 19:41 - News generiche
ALLARME AI GIOCHI PARALIMPICI DI LONDRA

´Boosting´, una pratica pericolosissima e in continuo aumento
Un piccolo danno fisico che provochi dolore porta, negli atleti che hanno il middolo spinale danneggiato, ad un aumento della quantità di sangue che il cuore spinge nelle vene, migliorando le prestazioni. Può provocare danni cerebrali, vascolari, ictus e infarto Ehhiudi..

Che il doping sportivo sia una pratica comune e diffusa, anche nel settore degli sport paraolimpici che stanno celebrando in questo giorni le loro Olimpiadi a Londra, non è una novità. Le cronache sono piene di casi più o meno clamorosi, più o meno squallidi. Ma che un atleta diversamente abile ricorresse al dolore per migliorare le proprie prestazioni la dice lunga sul parossismo da risultato che pervade lo sport mondiale. E sul livello di follia che dilaga nella nostra società. Il dolore come doping. Funziona così: ci si procura un piccolo danno fisico; una forte contusione, un piccolo taglio che non si cura volutamente, si trattiene l´urina fino a sentir scoppiare la vescica, ci si sottopone a brevi ma forti scariche elettriche, ai muscoli e magari anche ai testicoli. Negli atleti che hanno il midollo spinale danneggiato il dolore provoca una reazione che porta ad un aumento della gittata sistolica del cuore, cioè della quantità di sangue che il cuore spinge nelle vene, ottenendo così una migliore ossigenazione dei muscoli, dunque una prestazione che miglior anche del 10%. Si chiama ´boosting´, è una pratica vietatissima (fin dal 1994) perché pericolosa, ma comunque largamente praticata, come ammettono alcuni atleti: ´Lo fanno molti - ha confessato Brad Zdanivsky, 36enne canadese, appassionato di arrampicata, sulla sedia a rotelle da sei anni - Ho provato anch´io. Una martellata su un dito o una scossa elettrica. E´ molto doloroso, ma funziona´. Nel 2008 un questionario anonimo fatto girare a Pechino, durante i Giochi rivelò che il 17% degli atleti praticava il ´boosting´. Secondo gli esperti il fenomeno è provocato da una patologia: l´alterazione del sistema nervoso in atleti con lesioni cervicali e midollari di categoria T6 o superiore, Il segnale del dolore viene interpretato male e si ha una diminuzione dei battiti del cuore, un aumento della gittata cardiaca e della produzione di adrenalina. Tutti fattori che incidono positivamente sulla prestazione. A Pechino la maggioranza degli atleti che ammisero in forma anonima di fare ricorso a questa terribile pratica praticava il rugby (55%) e la maratona (22%). A Londra sono tutti sul chi vive. Andrei Krassioukov neurologo dell´Università della British Columbia stima che almeno un 30% degli atleti potrebbe essere coinvolto. Per questo sono previsti controlli speciali con la valutazione di segnali che potrebbero indicare il ricorso al ´boosting´.
Verificando, appunto, frequenza cardiaca, sudorazione e gittata del cuore prima della gara. Gli atleti con pressione arteriosa superiore a l80mm di mercurio vengono fermati, ma non squalificati. C´è molta attenzione sul fenomeno che a Londra è previsto in aumento: i rischi sono enormi; dai danni cerebrali e vascolari fino all´ictus e all´infarto.


Fonte: www.sportpro.it
 

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