30 Ottobre 2020
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LE COLPE DI RICCO´ E LE IPOCRISIE DEL SISTEMA

09-02-2011 21:59 - News Generiche
Ha rischiato la morte per choc anafilattico o qualcosa di simile. Ha rischiato di morire per una sacca di sangue probabilmente mal conservato. Un dejà vu nella palude del ciclismo dopato che richiama alla memoria la confessione dello spagnolo Manzano. Ma, la storia evidentemente non insegna nulla in questo ambiente, così, solo quando ha capito che stava per lasciarci la pelle, al medico ha dovuto dire tutto. "Mi sono praticato una autotrasfusione con una sacca che conservavo in frigo". Sono le parole che Riccardo Riccò ha dettato a referto quando nella sera di sabato è stato trasportato d´urgenza all´ospedale di Pavullo. Sono le parole che hanno obbligato d´ufficio il pm di Modena Pasquale Mazzei ad aprire un procedimento penale con l´ipotesi di violazione della legge 376, la legge antidoping italiana. Sono le frasi che da un lato segnalano un grave problema di salute le cui conseguenze sono tutte da valutare, ovviamente con i migliori auguri, anche se adesso la frittata è fatta.

Dall´altra segnano la fine di una carriera sportiva ancora acerba e ricca di promesse, ma sempre sotto l´ombra del dubbio e del sospetto. Il "Cobra" guascone, che irrideva gli avversari tacciandoli di essere "invertebrati", lo scalatore fulmineo (tre tappe al Giro fra cui la storia Tre Cime del 2007; due al Tour che gli è costato la positività all´epo e la squalifica a 20 mesi) ora ha piegato la testa. E in tanti adesso sono pronti a schiacciarlo anche perchè lui nel tempo ha fatto poco o nulla per rendersi simpatico. Anzi.

Dubbi e ombre gravano da sempre sul capo dello scalatore di Formigine. Da quando ancora juniores (2001) fu fermato per ben due volte per i valori ematici fuori norma. Problema risolto nel momento in cui passato alla corte dello svizzero Gianetti approdò ad una provvidenziale certificazione da parte della federazione internazionale che gli garantiva la regolarità dei valori elevati oltre la media. Ma l´anno o poco meno dal rientro dalla squalifica (marzo 2010) è stato un crescendo di sospetti e indizi negativi, anche se recentemente un insospettabile schierato sul fronte della lotta al doping come il professor Aldo Sassi, recentemente scomparso per un terribile male, lo aveva preso sotto la sua ala protettrice. "Ha messo la testa a posto - ci aveva raccontato - ha bisogno di aiuto". E il cronista era partito armi e bagagli per un´intervista cui il "cobra" non si è mai presentato. Un evidente rigurgito di coscienza. La costante in questo periodo era la presenza di figure equivoche. Si era appoggiato ad un "accompagnatore ufficiale" finito subito nell´indagine che portò al blitz al Giro del Trentino dello scorso anno. Poi un´altra bomba gli era scoppiata quasi sui piedi: l´inchiesta dei Nas "Cobra Red" in cui il fratello della compagna Vania Rossi (anche lei sopravvissuta ad una positività all´epo perché il campione della controanalisi si è degradato nel tempo) noto corridore professionista, figura come trafficante di sostanze dopanti. E si parla, nel caso, di anabolizzanti, epo (onnipresente), stimolanti, mascheranti, ormoni, ecc. tenuti in "custodia" da un cicloamatore amico. Ovvero: doping pesantissimo. La sua casa era stata perquisita ma senza esito. Ma tutto questo non lo ha distolto dal continuare. Fino a rischiare la pelle. Uno squallore totale.

Restano molte domande da chiarire: per quanto crudo e duro uno possa essere è una follia pensare che un individuo possa farse un prelievo di sangue da sè, metterlo in frigo, conservarlo e poi reinfonderselo senza che nessuno attorno se ne accorga. Ha fatto tutto da solo Riccò? E nessuno in famiglia si è accorto della sacca? E medici, tecnici, specialisti che continuamente tengono sotto controllo le prestazioni dell´atleta non si sono accorti di nulla? Sprovveduti inebetiti o complici? Dice il presidente federale Di Rocco. "L´amarezza è tanta, ma il caso è così particolare e terribile da indurci a riflettere su una crisi di valori che sarebbe riduttivo limitare al ciclismo o allo sport in genere. Qui non si tratta di consiglieri sbagliati, di apprendisti stregoni, della piovra occulta che stiamo tentando di combattere e sradicare. Siamo di fronte a un ragazzo malato dentro, intossicato da falsi messaggi - visibilità e successo a tutti i costi e con ogni mezzo - che gli hanno fatto perdere il senso della realtà, di ciò per cui vale pena impegnarsi, faticare e vivere. Il danno di immagine è enorme e la federazione farà tutti i passi per tutelarsi. Ma il disastro morale è spaventoso".

Già, un ragazzo malato dentro. Solo? E il ciclismo dei giovani che a 17 anni si fanno di tutto pur di vincere, perfino gli ormoni femminili, magari con la "spinta" dei dirigenti societari, copiando (in peggio) il modello balordo dei prof? Quel ciclismo non è malato alla base? E cosa si fa per affrontare questo problema sotto gli occhi di tutti? Facile sparare sul "cobra" ferito. Chi lo ha intossicato di falsi messaggi se certo sport prende in considerazione solo il risultato? Lasciamo perdere i facili predicozzi e rimbocchiamoci le maniche se davvero il ciclismo interessa ancora. La federazione ha gli strumenti per lanciare una campagna per il passaporto biologico (magari ridotta e fatta a misura) anche fra i giovani. E´ lì, con il monitoraggio, che bisogna operare in via preventiva se si vuole che la spirale del doping non sia continuamente alimentata dai moderni kamikaze della farmacia e delle pratiche vietate. E´ lì che bisogna operare per arginare la follia. Siamo alle trasfusioni fai da te. Con annesso rischio di morte. Che si aspetta?



Fonte: SPORTPRO.IT
letRvogBMnklQY 19-12-2012
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Gentile sig.ra Meldonesi, a distanza di due anni sono nuntvmeoae a commentare il suo articolo, dalla parte che rappresento: sono un allevatore che nel 2008 ha aperto il primo distributore di latte in provincia di Ferrara. Ho 27 anni e prima lavoravo a tempo indeterminato nel settore dell´informatica, poi con la morte di mio padre sto portando avanti l´allevamento di famiglia. Onestamente mi ero meravigliato che in due anni non avesse quasi mai ripreso l´argomento latte crudo, dopotutto e8 anche grazie al suo articolo se si e8 assistiti ad un terrorismo mediatico senza precedenti. Le ho contestato l´ultima volta due cose precise: la prima e8 che le ho fatto notare che nel nostro caso, e in quello di tutti i distributori della mia regione, le indicazioni di bollitura fornite dall´AUSL erano gie0 esposte; oltre a questo sul nostro distributore, quasi a rappresentare un vanto, era chiaramente indicato che si trattava di latte crudo vaccino non pastorizzato. Da questo punto di vista quindi non posso certo rimproverarmi di non aver informato adeguatamente il consumatore. Oltre a cif2 pubblichiamo tutti i risultati delle analisi, e oltre all´AUSL, al Codacons e alle nostre analisi in autocontrollo, abbiamo ricevuto la visita a mete0 2010 anche dei NAS.. I controlli quindi proprio non ci mancano! L´altra cosa che le contestavo e8 come faceva a dire che il 10% degli allevatori annacquava il latte. Ancora attendo risposta valida, ma certo abbiamo argomenti pif9 importanti da trattare Posso solo dirle che sfortunatamente il nostro business si e8 ridotto di 3/4 rispetto a 2 anni fa.. questo e8 colpa da una parte della crisi, dall´altra dello scandalo da lei riportato sul Riformista e che successivamente altri media hanno riproposto. Lei continua a riportare dati sulle nuove infezioni, mi chiedo se oltre a lei questi dati li abbia anche il Ministero. Inoltre cos´altro dobbiamo scrivere sui distributori? Che potrebbe rappresentare un rischio per la salute dei bambini, degli anziani e delle persone immunodepresse? Peggio delle sigarette insomma? Sa meglio di me che i pericoli reali che la sindrome SEU porti alla morte sono in percentuale inferiori all´1%, come sa bene che ancora non ci sono reali e comprovate prove che tale infezione sia derivata dal latte crudo. Lo stesso esempio della morte del piccolo Marco glielo dimostra: non beveva latte perche9 non gli piaceva! La stessa nonna ha dichiarato questo! L´unico derivato del latte che mangiava era il budino che come ben sare0 si ottiene solo facendo bollire il latte durante la preparazione Tornando al business , ci ha definito una lobby di fatti basta vedere quanto contiamo! Abbiamo cosec tanto potere sulla politica che il ministro Zaia ha detto che andavano bollite perfino le bottiglie e il sottosegretario Martini ha emanato l´ordinanza. Inoltre appena e8 saltato fuori il suo articolo, Beppe Grillo non ha pif9 parlato del latte crudo, cosec come la Coldiretti. Tutti i grandi marchi del latte si sono schierati contro e hanno portato avanti una campagna mediatica senza precedenti, salvo poi sputtanarsi tra il latte in polvere che veniva ricostituito importato dall´estero, le scamorze contaminate e le mozzarelle blu.. Se la certezza assoluta nel mondo alimentare non ce l´ha nessuno, e visto che nessuno obbliga i miei consumatori a continuare a venire a prendere il latte e berselo come meglio credono, le chiedo cos´altro dovremmo fare.. Immagino la sua risposta e facendo una botta di conti tra le entrate e le uscite che la nostra azienda nell´ultimo anno ha sostenuto le dico che quasi quai ha ragione e che chiudere tutto e fare i disoccupati o farci mantenere dallo Stato ci darebbe molte meno preoccupazioni e dispiaceri. Vedere un pape0 che con forza allontana la propria figlia piccola che giocando si e8 avvicinata ad un nostro distributore, la prende in spalla, e si volta verso di me e intanto alla bambina dice via da qua che e8 pericoloso quel latte li! puf2 rendere ancora meglio l´idea della psicosi che certi media impiantano nella testa della gente.
Luke85 10-02-2011
Che schifoooo
Oltre la delusione per le persone che vogliono raggiungere risultati NON con il solo e proprio impegno e sacrificio, questi fatti sono brutti e fanno (almeno a me) parecchio senso.. Non sono nemmeno riuscito a leggere tutto l´articolo :-(



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